RESINOTIPIA (Dal piccolo trattato sui procedimenti fotografici al pigmento)

RESINOTIPIA

La resinotipia è l’unico procedimento fotografico messo a punto da un italiano.
E’ opera di Rodolfo Namias (Fondatore nel 1904 della rivista Progresso Fotografico), fu presentato nel 1922 e restò in uso fino agli anni ’30.
La ditta Namias forniva a richiesta il materiale necessario: carta gelatinata, colori resinotipici, ecc. e un pratico manuale che permetteva anche al principiante un facile approccio.
Il procedimento passò di moda e non vennero più fabbricati i prodotti necessari, di conseguenza non si poterono fare più resinotipie perchè il Namias nelle sue numerose pubblicazioni spiegava come utilizzare i vari prodotti, ma non come fabbricarseli. La resinotipia ha da tempo solleticato la fantasia di chi si occupa di stampa d’arte, è stata considerata un procedimento “misterioso” ed effettivamente lo era.
Oggi è di nuovo possibile praticare questo stupendo “mezzo” fotografico.
Breve descrizione:

Su un foglio di carta viene stesa una debole soluzione di gelatina, e dopo completo asciugamento viene sensibilizzato con una soluzione di bicromato di potassio, asciugato in luogo oscuro, ed esposto alla luce a contatto di un positivo.
Viene quindi lavato con acqua corrente finchè la patina gialla di bicromato non sia totalmente scomparsa.
Lavorando ora in piena luce, si immerge il foglio di carta in acqua calda (10-20 secondi a 30-50 gradi) per far sì che le parti dell’immagine che meno hanno ricevuto luce possano rigonfiarsi e divenire appiccicose.
Si appoggia il foglio su un piano, lo si asciuga superficialmente con delicatezza e lo si spolvera con del colore resinoso. Con un morbido pennello (o con la mano) si pigia leggermente il colore, quindi delicatamente lo si toglie sfregando maggiormente sui bianchi e dove si desidera una riduzione di tono.
Il colore resinoso si prepara fondendo insieme un pigmento in polvere con pece greca (colofonia), e a raffreddamento avvenuto si tritura finemente il tutto in un mortaio.
Le resinotipie sono dotate di un fascino del tutto particolare che tende a coinvolgere l’osservatore più di altri metodi di stampa.

Michela Sbrana

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