LA SFIDA TECNOLOGICA DELL'ARTE.

GRUPPO ATOMA


 

Indagare l’universo dei segni per scoprire di essi il funzionamento segreto seppur familiare, mettere in luce relazioni intime e sorprendenti, spesso casuali, sondare il linguaggio e le sue dinamiche, lubrificarne gli ingranaggi con l’olio di una volontà poetante, capace di vedere nuove le tracce più comuni della nostra storia feriale…

«Poetry gets into life» diceva il titolo di un testo di Eugenio Miccini, il cui contributo è fondamentale per la Poesia Visiva: la poesia entra nella vita, vi si confonde divenendo anzi tutt’uno con essa, senza distinzioni crociane tra «poesia e no», tra ciò che è degno di essere rappresentato e ciò che non lo è.
Tutto può essere letto come segno, portatore di un valore.
Stralci di banalità vengono recuperati dai rotocalchi scandalistici e confluiscono nello spazio circoscritto del quadro.

Volti, numeri come serie di un codice segreto, frasi mozzate, foto di personaggi noti a fianco di molti altri anonimi o divenuti familiari grazie alla pubblicità, si affollano in uno spazio docile e solo apparentemente neutro.

Graziani, collage 1964
M.L.Graziani, "Oggi e il 1944 -agosto 1964",
1964, collage su tela, 120x100 cm
collez. privata

Condensati, sottratti al loro originario contesto, reiterati, questi frammenti di svariati discorsi costruiti per immagini e per parole si offrono all’interlocutore con una carica ideologica ed una potenzialità estetica del tutto inattese.
Il Gruppo Atoma, operante dal ’64 al ’66, si avvale di questi procedimenti cari alle avanguardie letterarie –vedi soprattutto Gruppo ‘63-, verbovisive e musicali –Gruppo 70-, anche di ambito internazionale -vedi Fluxus-, in un clima di imperante strutturalismo che ha visto la nascita e lo sviluppo della semiologia.
 
Lacquaniti, Cinearte 1961
R. Lacquaniti, Cinearte 1961 ca.
collage e tecnica mista su carta intelata, 100x80 cm
Non a caso gli aderenti a questi movimenti hanno avuto rapporti tra loro mantenendo vivo lo scambio di idee, sotto il segno della interdisciplinarità.
Come il Gruppo 70, sorto a Firenze intorno a due importanti convegni interdisciplinari sulla comunicazione, il Gruppo Atoma, livornese, si propone di esplorare l’interno del linguaggio che nella vita di tutti i giorni accompagna l’uomo alla deriva di senso e nel mitico sforzo di Sisifo di porre o comunque trovare significati.
Se il segno dell’informale, con la sua forza eversiva nei confronti della società borghese, produttrice di significati e di verticistiche motivazioni dell’ordine costituito, esprimeva la protesta, Pop Art e Neoconcretismo, agli inizi degli anni ’60, arrivano, più o meno intenzionalmente, a superare la pur vitale negatività del “gesto” informale.

A questi ultimi due il Gruppo Atoma si richiama per operarne una sintesi di metodo e finalità. In un documento programmatico il gruppo livornese dichiara di apprezzare dell’una la forza comunicativa (derivante soprattutto dall’assunzione delle immagini e degli oggetti della vita quotidiana nella propria iconografia); dell’altro sottolinea la capacità di non lasciarsi soggiogare da innovazioni tecnologiche e da teorie scientifiche, tentando anzi una originale elaborazione in piena autonomia.
Lacquaniti, Interferenza su frequenza
R. Lacquaniti, Interferenza su frequenza n.4, 1964
Tecnica mista su tela 70x100 cm

Tuttavia « […] mentre per la Pop esiste il latente pericolo di cadere nell’effimero soggettivo, esistenziale e documentativo, per il Neoconcretismo si pone il pericolo non meno grave, di scivolare nella fatuità del gioco visivo, nel trastullo ottico, nell’elementarismo formale. Inoltre non vediamo come una “vocazione comunicativa” (humus inalienabile per qualsiasi proiezione poetica) possa andare disgiunta dal “momento visivo e percettivo” (coscienza e individuazione della propria dimensione storica) […]» [Gruppo Atoma, Documento «2»; in Mercatre n14-15, maggio-giugno 1965]

Graziani, Scritture tecnologiche 1964
M. L. Graziani, Scritture tecnologiche 1964
tecnica mista su tela 60x120 cm

Così nelle «Scritture tecnologiche» di Graziani, che tuttavia dopo pochi mesi lascia il gruppo, prima dello scioglimento a due anni dalla nascita, volontà comunicativa e  metodologia dell’informazione si coniugano.
Molti quadri di questo artista, realizzati non casualmente con il collage, sembrano descrivere i percorsi dei dati alfanumerici, elaborati in ambiente informatico.
Sequenze di numeri e lettere reiterati con forza asseverativa sembrano suggerire misteriose verità in codice, rese più umane solo dal lavoro del “pittore”.
«Le teorie speculative che a questo fine più ci interessano restano quelle della Gestalt delle Teorie dell’Informazione. Teorie che ci proponiamo di approfondire e sperimentare mediante un’operatività a livello tecnologico».

Anche Spagnoli, nel corso della sua attività, produce serie variamente disposte di lettere.

Spagnoli, 6921 1969, 1969
R. Spagnoli, "6921 1969", 1969
tecnica mista 50x62 cm
Nel suo caso l’inventario si è lungamente fissato sulla prima fra esse a costituire l’alfabeto: variazioni sulla “A”. Sembra quasi che l’archetipo delle unità minime portatrici di significato voglia offrire un campionario delle infinite sue potenzialità di vernir vista, letta, interpretata. La creatività del segno pare dispiegarsi felicemente, scevra da ogni preoccupazione di esaurirsi o scadere nella monotonia.
R. Spagnoli, "7301 1973", 1973
tecnica mista 50x50 cm
«Spagnoli […] mantiene i suoi simboli ideogrammatici, li traspone in uno spazio nuovo, in una dilatazione dove si fanno oggetto e acquistano dimensione. Il suo discorso da sintattico, serrato, ritmico, si fa spaziale e plastico» [L. Vinca Masini, dal catalogo della mostra «Gruppo Atoma», Galleria Giraldi, Livorno 1966]

Gli alfabeti di Lacquaniti invece ricordano più da vicino le Letters di Jasper Johns eppoi gli Alphabets di Kounellis. Il suo modus operandi è più lirico, velatamente romantico, anche nel rigore della sua più lucida ricerca.


Come afferma la Vinca Masini nel catalogo citato, «Lacquaniti, pure sensibile a questo richiamo magico, oscilla tra una resa emotiva e drammatica delle immagini mitologiche del nostro tempo (mitizzazione a scopo pubblicitario del sesso, per fare un esempio) 
Lacquaniti, Atoma,1964
R. Lacquaniti, Atoma 1964
olio su tela, 60x120 cm
e una trasposizione organica e ritmica di simboli ideografici, che si fanno folla e paesaggio.
Oppure rievoca moduli fantastici spazio-temporali in un pullulare di segni ripetuti, fratti, sovrapposti, in una pulsante densità atmosferica».
In Bartoli i valori alfanumerici carichi di informazione sembrano fluttuare in uno spazio di libertà fantastica refrigerante, eppur con una logica non meno rigorosa. Nella reiterazione di lettere e numeri si insinua un’interferenza che pare suggerita dalla psiche interagente rimasta estranea alla catalogazione ossessiva dei segni-oggetto.
Bartoli, Atoma 1964 [2]
G. Bartoli, Atoma 1964, 1964
tecnica mista su tavola 50x50 cm
G. Bartoli, Atoma 1964, 1964
tecnica mista su tela 50x70 cm
Dopo aver esposto collettivamente in varie manifestazioni, il gruppo si sciolse. Partecipò tuttavia nel ’67 alla formazione del Museo Sperimentale d’arte contemporanea di Torino, il cui nucleo costitutivo era stato raccolto, presso l’università di Genova, da Eugenio Battisti, in diretta collaborazione con gli artisti impegnati in quegli anni nella ricerca. 

Maria Francesca Pepi